A chi di noi non è mai capitato di ricevere una multa per eccesso di velocità su strada extra-urbana ampia e scorrevole rilevata da un autovelox mobile posizionato in un punto strategico del percorso dove, solitamente, il limite di velocità è estremamente basso e/o molto difficile da rispettare? La mia prima volta è stata più di 25 anni fa sulla Via Salaria, che fra Roma e Rieti diventa decisamente larga e scorrevole, dove mi pizzicarono con l’autovelox mobile piazzato in un punto con limite di 50 Km/h dopo una lunga discesa … e mi sospesero pure la patente per 3 mesi 🙄 Mi è capitato anche di recente a Quarto Miglio con modalità simili: autovelox mobile posizionato in un tratto con limite di velocità basso e in un momento della giornata con poco traffico.
Ogni volta che succede ti incazzi come un’ape perchè sei perfettamente consapevole dentro di te (almeno io lo sono) che ti stanno multando solo per “fare cassa“, io ne sono graniticamente convinto! La giustificazione ufficiale delle istituzioni è che gli autovelox sono uno strumento per la sicurezza dei cittadini: ma sarà veramente così? 🤔 Ho voluto mettere in dubbio le mie certezze in maniera costruttiva…
Per il mio caso in particolare, sono andato a ricercare le fonti ufficiali di Roma Capitale, volevo capire in quali strade erano stati posizionati gli autovelox (fissi e mobili), in quali momenti della giornata e quante multe avevano generato, ma come era ampiamente prevedibile, questi dati non sono disponibili pubblicamente. Allora mi sono concentrato “sull’algoritmo” alla base della distribuzione degli autovelox, ma anche qui ho trovato poche informazioni. Ho letto di uno studio dell’Università LUMSA e Roma Tre, in collaborazione con la Polizia Locale, che ha analizzato i dati degli incidenti stradali a Roma tra il 2019 e il 2021, ed ha concluso che i fattori come il tipo di veicolo coinvolto, la conformazione della strada e la velocità sono tra i più influenti. Non molto utile per il mio obiettivo, in ogni caso lo scopo originale era di identificare le aree di rischio e le cause degli incidenti, per giunta collaborando direttamente con il “nemico“, quindi in un clima di conflitto d’interessi intrinseco: avrei preferito uno studio indipendente. Benchè la collaborazione non invalida automaticamente i risultati. Tuttavia l’analisi mi sembra basata principalmente sul data mining, forse neanche sono stati usati dati forniti dalle fonti ufficiali, infatti le strade citate sono le celeberrime Romane arci-note. Insomma, per farvela breve: ho avuto come l’impressione che questo studio sia stato condotto per poter far giustificare alla Polizia Municipale gli autovelox mobili scaltramente disseminati nella città di Roma, in determinate zone e in specifici orari. Pur essendo perfettamente consapevole del mio bias cognitivo, beninteso.
Ad ogni modo, dalle istituzioni ho rintracciato solo laconiche dichiarazioni. Secondo le fonti ufficiali il posizionamento degli autovelox (e tutor) è una misura inserita in una più ampia strategia di sicurezza stradale con l’obiettivo (dichiarato) di ridurre il numero di incidenti, feriti e decessi. Nello specifico, diverse fonti indicano che il Comune di Roma si sta concentrando sui cosiddetti “black points” ovvero incroci e tratti stradali dove si verificano con maggiore frequenza incidenti. L’assessore alla mobilità, in passato, ha menzionato interventi su 175 incroci pericolosi, tra cui Via Nomentana e Via Cristoforo Colombo, e l’installazione di nuovi autovelox in aree come la Galleria Giovanni XXIII, che ha portato a una riduzione significativa degli incidenti. Fondamentalmente, i dati e le dichiarazioni disponibili online sembrano supportare l’idea che gli autovelox a Roma vengano piazzati con l’intento strategico di migliorare la sicurezza stradale (piuttosto che unicamente per motivi di cassa; ndr).
Secondo la mia (piccola) esperienza personale diretta ed indiretta, però, questa versione sembra una distorsione della realtà: dovrei davvero credere a simili dichiarazioni in assenza di trasparenza e di rigore scientifico?
Innanzitutto penso che il metodo utilizzato per la scelta delle strade da monitorare con gli autovelox mobili è stato furbescamente strumentalizzato. Vengono citate le strade che hanno il più elevato scorrimento e quindi anche le più statisticamente inclini ad incidenti stradali. Il paragone andrebbe fatto su strade dove gli incidenti per numero di autoveicoli in transito sia elevato, e da questa statistica posizionare gli autovelox solo nelle vie che hanno il rapporto auto/incidenti più alto: chiamiamolo tasso di incidentalità. L’approccio corretto, secondo me ovviamente, da semplice cittadino profano ed ignorante, sarebbe quello di:
- Posizionare gli autovelox sulle strade che hanno il tasso di incidentalità più alto, ossia dove la probabilità che avvenga un incidente per ogni veicolo in transito è maggiore.
- Identificare le strade con il più alto flusso veicolare.
- Calcolare il numero di incidenti su quelle stesse strade.
- Determinare il rapporto tra incidenti e numero di veicoli.
Questo mio metodo statistico arrabattato permetterebbe di massimizzare l’impatto degli autovelox sulla *VERA* sicurezza stradale, intervenendo in modo mirato sulle tratte oggettivamente più pericolose e non solo su quelle più trafficate. Senza dati pubblici ufficiali che dimostrino l’uso di questa metodologia, né di qualsiasi altra al momento a dire il vero, mi rimane la convinzione (ripeto granitica) che la scelta dei luoghi sia dettata dalla necessità di generare multe (aka fare cassa) piuttosto che da una reale efficacia in termini di sicurezza per i cittadini. I dati precisi sulla metodologia utilizzata dal Comune di Roma non sono accessibili o non vengono comunicati in modo chiaro al pubblico.
Sarebbe poi da fare un lungo discorso sui limiti di velocità imposti dalla legge, che oggigiorno sono decisamente ridicoli, troppo bassi per i mezzi di trasporto moderni e, soprattutto, per la vita frenetica contemporanea. Tant’è che, come dimostrano le proteste di guida lenta organizzata, il rispetto integrale dei limiti provoca la paralisi del traffico: segnale che alcuni limiti di velocità sono anacronistici rispetto alle capacità tecniche dei veicoli moderni (frenata assistita, controllo elettronico di stabilità, ecc) e all’evoluzione urbana. Cioè da una parte si comminano multe per eccesso di velocità e dall’altra il rispetto dei limiti di velocità causa disagio alla popolazione: questa è schizofrenia!
Fleximan o Istituzioni? Teoria del complotto o realtà oggettiva? Approccio basato sulla sicurezza stradale o basato sugli incassi? In assenza di dati che smentiscano questo secondo scenario, il “dubbio” che le scelte siano guidate da ragioni economiche è del tutto logico e non ha nulla a che fare con il complottismo. Non ho dubbi che gli autovelox, se usati correttamente, possono contribuire significativamente alla sicurezza stradale, riducendo incidenti e comportamenti pericolosi. Ma ritrovarsi con autovelox mobili posizionati in punti di dubbia utilità, in orari di scarso traffico, senza le adeguate segnalazioni e la totale mancanza di trasparenza da parte del Comune di Roma, non aumentano di certo la mia fiducia nei confronti delle istituzioni.
Per il momento sto con Fleximan 🦸♂️❤️
Analisi impeccabile!