Libertà o imposizione? Obbligo vaccinale e crisi della democrazia

Lo scrivo chiaro sin dall’inizio: sono completamente favorevole ai vaccini, non a caso dopo aver avuto il COVID mi sono vaccinato 2 volte, ma sono assolutamente contrario alla vaccinazione obbligatoria! Questa è una distinzione molto importante da specificare, perchè la mia dissonanza è basata sulla libertà di scelta individuale, e anche a questioni etiche o legali in certi casi, ma MAI E POI MAI sulla negazione della scienza medica. Ma un conto è la scienza ed un conto è la libertà. Se ho la fobia di viaggiare in aereoplano, possono fornirmi tutte le evidenze scientifiche che promuovono l’aereo come il mezzo di trasporto più sicuro al mondo, potrei studiare le statistiche e concordare sui dati al 100%, però a me in ogni caso l’aereo continuerebbe a farmi una paura fottuta. Per cui voglio evitare di salire su un aereo, posso usare mezzi di trasporto alternativi oppure non viaggiare affatto ma nessuno, e ripeto NESSUNO, deve obbligarmi a fare il contrario; per quanto la mia decisione possa risultare irrazionale.

Osservando come sta evolvendo la condizione sociale oggi, a 5 anni di distanza dalla pandemia di COVID, con l’ascesa incontrollabile di QAnon e di tutti i complottisti associati, in Italia e negli USA, percepisco che la vaccinazione obbligatoria ha contribuito a creare una frattura insanabile fra la società civile e le istituzioni. Per quanto la galassia dei complottisti “anti-sistema” siano una netta minoranza della popolazione, la loro forza ed il loro eco è tale da essere riusciti a conquistare una rappresentanza politica di tutto rispetto, in varie parti del mondo, e questo ci introduce ad un nuovo periodo storico di oscurantismo completamente inatteso…

Oggi quella frattura è diventata politica. Dalle recenti notizie dei tagli ai fondi per lo sviluppo di vaccini mRNA di Kennedy negli USA, alle nomine di 2 “no-vax” nel gruppo NITAG Italiano, oggigiorno non c’è da stare sereni proprio per niente 😢 Secondo me i medici “no-vax”, forti della loro (presunta) autorevolezza, hanno diffuso dubbi e falsità sulle vaccinazioni convincendo persone indecise/inesperte/impreparate che i vaccini sono pericolosi, e per questo non dovrebbero far parte del NITAG … ma questa è solo la mia opinione personale. In ogni caso, questi atti politici non sono affatto casuali: sono il prezzo da pagare per la riconciliazione con la minoranza complottista che, pur portando teorie anti-scientifiche ed anti-sistema, rappresentano una parte di cittadini esclusi dal patto sociale. Insomma la condizione sociale di una fetta marginale della popolazione oggi è GRAVE ma meritevole di attenzione.

Ormai è ampiamente dimostrato che i movimenti stile QAnon, ed in generale di coloro che aderiscono alle teorie del complotto, abbiano registrato una crescita esponenziale proprio durante la pandemia di COVID. Gli esperti hanno spiegato le diverse ragioni che hanno contribuito a questo fenomeno: incertezza, paura, insicurezza, danni economici (ingenti), sfiducia nelle istituzioni, diffusione di informazioni a una velocità senza precedenti. Però secondo me il vero boost lo ha fornito l’obbligo vaccinale, almeno per quanto riguarda la realtà Italiana con il green pass più restrittivo d’Europa, senza il quale, probabilmente, non saremmo nella stessa situazione.

Insomma ci sono varie motivazioni psico-sociali che hanno spinto il mondo verso un nuovo periodo storico che dovremmo ora affrontare: l’era delle post-verità. Gli analisti definiscono questo concetto come l’era in cui fatti oggettivi, prove e logica hanno meno influenza sull’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle credenze personali. Cioè sostanzialmente siamo tornati al medioevo, periodo dominato da superstizioni e fedi religiose. Tendenziosamente, infatti, il movimento QAnon potrebbe essere considerato una setta religiosa a tutti gli effetti, ma a differenza delle sette tradizionali, sfrutta algoritmi digitali per un proselitismo globale. Però la politica ha avuto un ruolo significativo nell’alimentare questo focolaio e l’obbligo vaccinale è stato, ripeto secondo me, una spinta da non sottovalutare. Poichè è la politica che ha contribuito a creare questa circostanza, è lei che adesso deve anche tentare di sanarla.

Quindi arrivo al cuore della mia riflessione: bisogna contrastare questa nuova corrente di pensiero minoritario, perchè palesemente anti-scientifica ed anti-sistema, oppure dobbiamo democraticamente prendercene cura? Anche perchè, sfortunatamente, fra le fila dei complottisti si sono uniti anche troppi comuni cittadini molto preoccupati che hanno finito per aderire alle teorie del complotto solo per un momentaneo smarrimento. Studiando come si è evoluta la condizione economica e sociale con la Brexit nel Regno Unito, sembrerebbe che la democrazia possa causare danni, se lasciata a “briglie sciolte“, non si dovrebbe veramente concedere al cittadino comune la libertà di esprimersi, ma piuttosto limitarsi ad illuderlo del libero arbitrio. Il concetto mi terrorizza ma è una cruda realtà 😐 Alcune persone ancora oggi sono scettiche riguardo i vaccini malgrado l’efficacia universalmente riconosciuta dalla scienza moderna: ma dovremmo ignorare questa gente escludendola dal dibattito pubblico e dalla vita politica solo perchè credono a teorie prive di fondamento?

Sono molto combattuto fra ragione e sentimento, fra tecnocrazia e democrazia. Ad esempio nel recente caso della nomina di Bellavite e Serravalle al NITAG, personalmente sono fortemente contrario, perchè ritengo che i due nominati non siano compatibili con il ruolo di un organismo consultivo di stampo tecnico-scientifico. Inserire dei “no-vax” nel NITAG equivale a mettere terrapiattisti all’ASI. Però mi domando se la decisione di escluderli non possa essere paragonata ad una forma di tecnocrazia a tutti gli effetti, piuttosto che di vera democrazia. Questa situazione è complessa perché mescola elementi di entrambi i concetti, siamo in una zona grigia. Non sarebbe corretto definire la nomina di Bellavite e Serravalle una “scelta democratica” mentre la loro esclusione una “scelta tecnocratica“, perché le dinamiche in gioco sono più sottili. Quindi nel ricercare una scelta equanime che tenga conto di tutte le prospettive, ripeto, rimango indeciso fra ragione, escluderli immediatamente dal NITAG, e sentimento, devono rimanere come rappresentanza politica della minoranza “anti-establishment“.

La Brexit dimostrò che la democrazia senza responsabilità può auto-distruggersi. Ma c’è una lezione più latente: l’esclusione dei “perdenti” alimenta mostri peggiori. Il modello Danese offre una via: durante le crisi, sono state create assemblee dove critici ed esperti dialogavano con mediatori per affrontare sfide complesse, come ad esempio il cambiamento climatico. Risultato? Parte degli scettici modificò le proprie posizioni. Benché questo modello non sia stato applicato durante la crisi del COVID-19, uno studio dell’Università di Roskilde ne convalida indirettamente l’approccio. La ricerca suggerisce che un dialogo costruttivo sia più efficace rispetto a un’imposizione basata sulla coercizione, poiché le posizioni contrarie non derivano solo dalla disinformazione, ma anche da un forte senso di esclusione dalla comunità.

Non serve illudere i cittadini della libertà. Serve dare loro strumenti per esercitarla!

— Luigi Einaudi

A quanto pare la democrazia nel momento storico che stiamo vivendo è veramente in crisi identitaria: viviamo il dilemma tra libertà di espressione e la necessità di proteggere la società da idee anti-scientifiche. Attualmente la mia scelta ricade nella ragione, perchè confido nella scienza e nella logica, ma non tollero la tecnocrazia elitaria e l’intransigenza. Difendere la scienza non significa ignorare il malessere sociale dilagante, ma ci esorta a costruire nuovi ponti tra verità e libertà.

Per cui resto aperto al dialogo e pronto a cambiare posizione qualora si renda necessario…

Un pensiero riguardo “Libertà o imposizione? Obbligo vaccinale e crisi della democrazia”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *