Cambiamento climatico, ecologismo, politica, Europa

Ci sono alcuni grandi temi che ogni cittadino dovrebbe affrontare nella maniera più razionale e neutrale possibile, perchè riguardano non solo la propria e l’altrui salute, ma rappresentano anche una sfida importante per il futuro del pianeta terra, ed uno di questi è il pacchetto di riforme “Fit for 55%” promulgato dall’unione Europea, che, fra le altre cose, prevede il famigerato regolamento dello stop alla vendita di nuove auto termiche (benzina e diesel) a partire dal 2035. Su questo specifico argomento ho trovato molte difficoltà, innanzitutto ad informarmi nella maniera più completa e corretta possibile, e soprattutto cercando di farlo in modo neutrale, mantenendo una mente aperta ed impegnandomi ad attingere informazioni da tutte le fonti, non solo da quelle che confermano le personali opinioni, e pronto a correggere continuamente la mia posizione senza polarizzarmi né radicalizzarmi. Ho letto ed ascoltato tante (troppe) voci dissonanti ed è difficile (se non impossibile) avere una visione davvero imparziale su questo delicato argomento. Cercherò di analizzare i punti salienti.

Cambiamento climatico. Non riesco a capacitarmi come si possa arrivare a negare l’esistenza di un cambiamento climatico in corso. Senza scomodare pareri di scienziati illustri o complessi studi climatici, il buon senso ci dovrebbe suggerire che, avendo inquinato per secoli terra, acque ed atmosfera con ogni sorta di scoria (e altre schifezzuole), è logico aspettarsi di vederne OGGI le conseguenze sul delicato equilibrio dell’ecosistema. Chissà quando il declino del clima è iniziato e chissà quando finirà, inutile citare le previsioni del tempo del 2020 o del’anno scorso: per la Terra l’unità di misura del tempo è (come minimo) il decennio.

Veicoli elettrici. Premetto che a me le auto elettriche non piacciono proprio per niente (sentimento)! Razionalmente, i veicoli elettrici inquinano sicuramente meno dei veicoli termici. A regime ovviamente, cioè nel lungo periodo, considerando l’intero ciclo di vita, e anche questo dovrebbe suggerirlo il buon senso. Dovremmo però prestare attenzione agli studi scientifici, perchè a tempo 0 il peso della produzione dei veicoli elettrici, con relativo smaltimento di quelli termici, potrebbe paradossalmente incrementare l’inquinamento generale durante tutta la transizione e per una durata di 10 anni o forse più? Qui il dibattito inizia a diventare rovente perchè, come al solito, gli esseri umani hanno la tendenza a distorcere e manipolare le informazioni per portare acqua al proprio mulino. Anche in questo caso, non c’è dubbio che il costo ambientale iniziale, nuove produzioni e smaltimento del vecchio, sarà elevato per quanto riguarda l’inquinamento, ma è una sorta di investimento in termini di emissioni future. Se analizziamo le ricerche scientifiche solo nella parte iniziale (della transizione), stiamo distorcendo la realtà, amplificando un dettaglio e minimizzando tutto il resto: va visto l’insieme!

Fonti energetiche. Molto rapidamente. Una delle critiche che sento fare troppo spesso all’elettrico è che le centrali elettriche Europee sono principalmente basate sui combustibili fossili. Questo è vero, ma una centrale elettrica è molto più efficiente nella produzione di energia rispetto ai milioni di motori termici sparsi nei singoli veicoli. Inoltre le centrali elettriche possono abbattere le emissioni di sostanze inquinanti in maniera molto più efficiente dei singoli veicoli termici. Infine, i motori elettrici sono estremamente più efficienti in termini di rendimento (85-95%), rispetto ai motori termici (30-40%). Senza citare la delocalizzazione delle emissioni dalle città e il minore rumore. Qualora le centrali elettriche UE fossero al 100% da idrocarburi, si avrebbe comunque un vantaggio significativo con l’elettrico: fine.

Ecologismo. Ora bisogna scontrarsi con la cruda realtà. Se prendiamo in esame il trasporto di tutti i cittadini Europei e li confrontiamo con le emissioni globali del resto del mondo (trasporto, industria, agro-alimentare, ecc) quanto incide realisticamente la riduzione dell’inquinamento nei confronti del cambiamento climatico in corso? La scienza (fortunatamente) non può mentire sapendo di mentire. Dati alla mano, stiamo parlando di pochi punti percentuale, anche se di studi “seri” su larga scala non ce ne sono tanti, siamo comunque in un approssimativo range fra il 10% e il 15%. Quindi marginale se non del tutto trascurabile. Paragonare il bilancio ecologico di Stati Uniti + Cina + India con quello Europeo è fazioso: siamo tutti sulla stessa roccia incandescente alla deriva nello spazio! Andrebbe poi fatto il giusto discernimento anche fra trasporto su strada da quello aereo e marittimo, ma anche stavolta i (bassi) punti percentuale sono impietosi. Stime recenti, ad esempio dal Transport & Environment (T&E) o dal Council on Clean Transportation (ICCT), indicano che le emissioni del trasporto in Europa nel 2024 si sono aggirate intorno ad 1 miliardo di tonnellate di CO2. Considerando che le emissioni mondiali annuali di CO2 sono nell’ordine dei 35-40 GtCO2, le emissioni COMPLESSIVE del trasporto UE rappresentano circa il 2-3% delle emissioni globali totali di CO2. Cioè ma che davvero… 😓

DOMANDA> Se l’Europa eliminasse completamente i veicoli termici, quanto inciderebbe sul cambiamento climatico globale?

RISPOSTA STIZZITA> Un CA…volo di niente (o quasi) 😐

Politica. Premetto che di politica ci capisco ben poco, non mi sono mai veramente interessato, quindi sono un ignorante consapevole di esserlo, però … conosco i miei polli. Secondo me, il divieto di vendita di nuovi veicoli termici nell’UE dal 2035 ha più a che fare con ragioni puramente politiche che di reale possibilità di salvaguardare l’ambiente. La stragrande maggioranza dei cittadini (Europei) non è interessato alle questioni politiche ma è estremamente sensibile a temi ambientali e sul clima. La politica ha colto la palla al balzo e ha strumentalizzato l’ambientalismo per fare breccia nell’opinione pubblica, oggigiorno sempre più inghiottita dai social network che, sfortunatamente, sono diventati i diffusori per eccellenza delle bolle informative. La prima ragione per cui la politica Europea punta all’elettrico è quella più pubblicizzata ed anche la più evidente: l’indipendenza energetica. L’Europa è fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio, una situazione che ci rende vulnerabili alle fluttuazioni dei prezzi, alle instabilità internazionali e alle tensioni geo-politiche (vedasi guerra in Ucraina). Passare all’elettrico riduce la dipendenza dagli idrocarburi ma sposta il focus sulle materie prime, come ad esempio i metalli per la produzione delle batterie (abbondanti in Cina). Ed è qui che arriviamo al secondo nodo politico che stavolta si muove nella penombra, rimane in chiaro-scuro, non è poi così evidente o esplicitato: strizzare l’occhio alla Cina. Noi Europei vogliamo apparire agli occhi dei Cinesi come succulenti partner economici da cui poter attingere denaro, piuttosto che vittime di un potenziale conflitto bellico o persone da infastidire a seguito dell’invasione di Taiwan, e l’industria delle auto elettriche Cinesi è un bel passo avanti rispetto a noi, anzi è leader indiscussa: insomma la Cina si sta già sfregando le mani. E questo di conseguenza ci porta al punto successivo, ovvero la transizione energetica serve anche a spingere l’industria automotive Europea ad investire in ricerca & sviluppo per nuovi veicoli elettrici, campo dove siamo rimasti indietro per l’appunto. C’è anche il tentativo, forse disperato, di ristabilire una leadership Europea a livello globale, perchè ormai è lapalissiano non siamo più al centro del mondo come lo siamo stati un tempo. Se in passato l’azione Europea poteva avere un valore di guida e di pressione internazionale verso altri paesi, come Cina e India, oggi molto probabilmente questa autorevolezza non la possiede più. Si certo, l’Europa ha una responsabilità storica, visto che le nazioni industrializzate hanno contribuito maggiormente all’accumulo di CO2, ma bisogna risolvere un problema climatico o fare un’operazione di ripulitura d’immagine? Quindi ricapitoliamo: indipendenza energetica, innovazione tecnologica, competitività industriale, leadership globale, Europei come eroi pacificatori … e riduzione delle emissioni dirette.

Analisi. Quello che voglio sottolineare in questo mio ragionamento è che bisogna bilanciare il peso delle spese a livello economico dell’Europa, che ricade sui cittadini in un periodo storico così cupo, a confronto dei vantaggi ecologici concreti che si ottengono: non sembra esserci una reale proporzione costi-benefici. Sembra piuttosto che l’operazione del Green Deal sia appunto una questione meramente politica, in cui il clima serve (quasi) solo come pretesto. La salvaguardia ambientale non come un obiettivo sincero, ma come uno strumento che la politica usa per giustificare decisioni che servono ad altri scopi (indipendenza energetica, leadership, competitività industriale, ecc.). Forse ho usato dei dati e dei fatti oggettivi solo per sostenere la mia narrazione (over-verità) ma questo non significa necessariamente che lo abbia fatto intenzionalmente. In un mondo ideale, le soluzioni ai problemi complessi (come quello ambientale) dovrebbero basarsi su “verità assolute” (come la fusione nucleare), piuttosto che su “verità funzionali” che rischiano di nascondere motivazioni politiche…

Conclusioni. Personalmente sono contrario alla transizione energetica. Il riscaldamento climatico esiste, è reale, non lo si può negare, i veicoli elettrici sono indubbiamente molto più ecologici dei veicoli termici, anche questo non si può negare, ma la questione ambientale rimane troppo sullo sfondo, in una maniera quasi sfocata. Chiaramente ci sono questioni politiche che vanno al di là della mia comprensione. La politica molto spesso si basa sul compromesso, scendere a patti più o meno taciti col “nemico”. Ma da comune cittadino, però, ho la netta sensazione che con questa mossa noi Europei finiremo per impoverirci ancora di più di quanto non sia già accaduto negli ultimi anni, e non solo da un punto di vista esclusivamente economico. Non è così scontato che lo scontro Oriente-Occidente, che sembra sempre più inevitabile col passare del tempo, possa essere disinnescato per via diplomatica facendo leva sugli interessi economici reciproci. Bisognerà anche scoprire come reagiranno le nazioni depotenziate della loro leadership come fornitrici di petrolio: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Russia.

Questo è il mio attuale pensiero. Sono continuamente aperto a nuovi input dall’esterno che correggano incrementalmente la mia visione, anche se mi rendo conto che la questione rimarrà libera alle interpretazioni, non esiste una soluzione univoca al problema.

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