Internet è una grande invenzione ma andrebbe limitato?

Ovvero quanto Internet, cioè un mezzo di comunicazione, influenzi il comportamento sociale degli esseri umani

Premetto che mi ritengo una persona stupida che riflette. Ci sono persone intelligenti che pensano, persone sagge che pensano, persone carismatiche che pensano, e poi ci sono io: uno stupido che pensa. Beh a dire il vero non è il mio unico difetto e questo fa di me un idiota al quadrato, anzi direi al cubo (o meglio all’ennesima potenza) 😅

Da diverso tempo ormai rifletto su Internet. Nei secoli passati alcune persone hanno perso la vita (letteralmente) per diffondere giornali di propaganda, stampati illegalmente, al fine di informare la gente “comune” su quello che stava accadendo nel mondo (reale), credo che il concetto di giornalismo stesso sia nato proprio durante la Rivoluzione Francese. Arriva poi Internet, che nel tempo evolve, fino ad un decennio fa circa quando i social media (all’epoca primariamente Twitter) vengono inondati da ragazzine adolescenti che vanno in crisi esistenziale appena si spezzano un’unghia mentre stendono lo smalto. Gigabyte e gigabyte di spazio sprecato per archiviare questi preziosissimi dati, con annesse dettagliatissime fotografie del dramma, per informare … chi? Magari le amiche più strette, al massimo qualche parente prossimo e forse forse una schiera di maniaci pervertiti?

Internet (con la complicità della componente economica) ha diffuso in maniera estremamente capillare e trasversale in ogni strato della popolazione mondiale un particolare atteggiamento, una sorta di virus della mente, una vera e propria malattia sociale: quello del voler APPARIRE sempre, comunque e a tutti i costi. Voler apparire è un comportamento umano che è sempre esistito da ben prima dell’avvento del selfie, non è niente di innovativo, però in passato coloro che ne venivano infettati erano principalmente o persone stravaganti, eccentriche, o persone che lavoravano nel campo della moda e/o dello spettacolo. Il fenomeno quindi esisteva, è sempre esistito, ma era circoscritto. Oggi tutto il mondo, indipendentemente dal proprio mestiere, dal proprio status sociale, dalla propria cultura, dal proprio ambiente, dalle proprie passioni, dalla propria storia personale, sembra avere un solo ed unico interesse comune intrinseco: apparire.

Ma la domanda vera che mi pongo è: come ha fatto Internet ad insidiarsi in maniera così capillare nella vita quotidiana della società umana? 🤔

Continua a leggere “Internet è una grande invenzione ma andrebbe limitato?”

Internet, il passaparola e il virale

Jeff Duntemann, l’autore del primo libro di programmazione che ho letto nella mia vita, quello sul Borland Pascal (per dovere di cronaca in realtà il primo che ho acquistato era sul C++), nel 1998 ha scritto sul suo blog questo post che cito per intero:

We’re getting to the day where almost any software application or utility you could describe is out there somewhere—in many cases freely downloadable from half a dozen places. A friend of mine is putting together a small conference for independent Catholic priests and bishops, and wanted to know if I’d seen any software for managing conference, attendees, fees, schedules and stuff. Sure as..er..heck, I found a package in about ten minutes. I mentioned in VDM that I’d like to have a software gizmo that magnified the cursor region so I could bulls-eye the mouse pointer into those teeny little Explorer interface plus/minus boxes. Sunuvugun, four or five such things already exist. When there were fewer things in the world, word-of-mouth was easy. Now there are a near-infinite number of things in the world, and no one has the breadth of attention to be able to snag word-of-mouth on more than a tiny fraction of it. I’m quite sure that managing word of mouth is the key to making money with software distributed on the Web. Many people say they know how to do this. I’ve seen no evidence that anyone does. I think about it a lot, and if I come up with any useful idea you’ll see them here.

Continua a leggere “Internet, il passaparola e il virale”